Querele ai giornalisti: interviene la delegata alla comunicazione del Comune di Sperlonga ed è subito bagarre

La Chinappi gioca con la privacy del post e poi lo condivide sulla pagina istituzionale scatenando i commenti dei querelati

| di La Redazione
| Categoria: Attualità
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Noto una grande difficoltà tra le persone a distinguere tra difesa e attacco.
Molto spesso accade che se uno dice o fa qualcosa per difendere (i propri diritti, la propria libertà, il proprio spazio,...) l’altro la percepisce come un’aggressione, una limitazione alla propria libertà.

Così la delegata alla comunicazione del Comune di Sperlonga Irene Chinappi sulla pagina istituzionale dopo le richieste risarcimento per danno di immagine avanzate da parte dell'Ente. 

Oltre all'ormai famosa delibera in cui si preannuncia un'azione legale in sede civile, in questi giorni stanno arrivando a diversi corrispondenti altre diffide a risarcire - entro 7 giorni - il Comune o il sindaco di somme comprese tra i 20mila e i 50mila euro.

 

Leggo ad esempio le reazioni dei giornalisti alle azioni di difesa del Comune di Sperlonga. 
Reazioni  - prosegue la nota - che fanno appello al “diritto di espressione” come se difendendo sé stesso il Comune di Sperlonga mettesse “il bavaglio” a qualcuno. 
Mi sono chiesta se la libertà di espressione e di difesa siano a senso unico. Mi stupirebbe se lo fossero, ricordando le conquiste della Rivoluzione Francese sull’uguaglianza dei diritti. 
Ma non si mai, così, per sicurezza ho consultato quel grande libro che è la Costituzione Italiana.
Art. 24
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.Ora, se la difesa uno la percepisce come attacco, aggressione, limitazione, è un problema suo, no?
Il mio diritto alla difesa è insindacabile. 
Il diritto all’offesa, però, non lo avevo mai sentito.

 

La replica di Federico Domenichelli di Latina Oggi 

Il giornalista cita gli altri articoli della Costituzione, la deontologia e poi incalza: "Siamo sicuri che siano i giornalisti a difendere attacco e difesa?"

Sul caso Sperlonga e le querele, più di qualcuno si sorprende delle reazioni dei giornalisti, che percepiscono l’azione giudiziaria come un attacco, «come se – si legge su un post - difendendo se stesso il Comune di Sperlonga mettesse “il bavaglio” a qualcuno». Poi si cita l’articolo 24 della Costituzione, che sancisce che «Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento». Verità sacrosanta. Però a quel punto mi sono messo a sfogliare la Costituzione e mi è caduto l’occhio sull’articolo 21: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». 
E perché non dare uno sguardo pure a quel che dice la deontologia che ogni iscritto all’ordine dovrebbe – già, il condizionale è d’obbligo – rispettare. La legge 69/63, recepita dal testo unico della deontologia, all’art. 2 cita:
«E’ diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte, e riparati gli eventuali errori (...)».

Mai arrivata una richiesta di rettifica

E torniamo alle querele. Di richieste di rettifica, in merito a queste ultime vicende legate alla pubblicazione di atti d’indagine per le quali si annunciano querele a vari giornali e siti, non ne sono arrivate. Interventi neppure. La Giunta si riunisce e dà mandato a un legale per intraprendere tutte le azioni ritenute opportune e chiedere in sede civile il risarcimento di presunti danni cagionati all’immagine dell’Ente. Ovviamente con soldi pubblici.

Per quale motivo lo si percepisce come un bavaglio? Beh, al netto di quanto si diceva prima, l’Ente non è nuovo ad azioni di questo genere. In un’altra vicenda, il sottoscritto viene querelato per diffamazione a mezzo stampa per aver pubblicato dati relativi all’esistenza di un’indagine nei confronti della presunta parte offesa. Il pm chiede l’archiviazione e il querelante si oppone. Decide, nel 2018, il gip che scrive: “Premesso che l’assenza della parte offesa all’udienza camerale potrebbe evidenziare l’intenzione di abbandonare ogni pretesa punitiva, deve comunque rilevarsi che nel caso concreto il giornalista ha reso pubblica una notizia vera (esistenza di un’indagine in corso) e di interesse sociale. La notizia è stata data senza oltrepassare in alcun modo i limiti della continenza. La parte offesa, nell’atto di opposizione, confonde la veridicità della notizia con l’accertamento relativo alla commissione dei reati ipotizzati».

Quindi viene da chiedersi: perché mai i giornalisti vedono queste querele come un attacco? Siamo sicuri che siano i giornalisti a confondere tra difesa e attacco?

 

 

 

 

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