Al convegno di fare verde anche il Generale Giuseppe Vadalà

| di Fare Verde Frosinone
| Categoria: Comunicati Stampa
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Fare Verde provincia di Frosinone partecipa al convegno Reati ambientali nel basso Lazio che si terrà domenica 16 Settembre 2018 dalle ore 10,30 presso il Santuario Madonna della Rocca sul Monte Arcano nel Comune di Fondi (LT). Il relatore di Fare Verde Provincia di Frosinone  che darà lustro e importanza all'appuntamento Ambientalista è il Generale dei Carabinieri Forestale Giuseppe Vadalà, Commissario Straordinario per la bonifica delle discariche abusive sanzionate dall'Unione Europea.

Il Convegno si terrà nell'ambito della due giorni dedicata all'Ambiente "Verde c'è tanto da fare" organizzata dai Gruppi di Fare Verde Fondi e Monte San Biagio.

Il Presidente di Fare Verde per la provincia di Frosinone suggerisce di partecipare all'incontro anche per ascoltare il Colonnello Persi Giuseppe Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Latina per poter capire di persona quello che è in accadimento nel basso Lazio. 

Perché la necessità, per l'Italia, di nominare un Commissario Straordinario 

Con la prima sentenza, nel 2007, la Corte dichiara che l'Italia è venuta meno agli obblighi relativi alla gestione dei rifiuti stabiliti dalle Direttive relative ai rifiuti, ai rifiuti pericolosi e alle discariche di rifiuti. Nel 2013, la Commissione ha ritenuto che l'Italia non avesse ancora adottato tutte le misure necessarie per dare esecuzione alla sentenza. In particolare, 218 discariche ubicate in 18 delle 20 regioni italiane non erano conformi alla legislazione Ue; inoltre, 16 discariche su 218 contenevano rifiuti pericolosi in violazione della direttiva specifica sui questo tipo di rifiuti.

Nella sentenza del 2 dicembre 2014, la Corte UE asserisce, come noto, che l’Italia ha violato l'obbligo di recuperare i rifiuti e di smaltirli senza pericolo per l'uomo o per l'ambiente, che l'obbligo per il detentore dei rifiuti è di consegnarli ad un raccoglitore che effettui le operazioni di smaltimento o di recupero secondo le norme Ue.

L'Italia, constata la Corte, non ha garantito che il regime di autorizzazione istituito fosse effettivamente applicato e rispettato; non ha assicurato la cessazione effettiva delle operazioni realizzate in assenza di autorizzazione; non ha provveduto a una catalogazione e a un'identificazione esaustive di ciascuno dei rifiuti pericolosi sversati nelle discariche e continua, infine, a violare l'obbligo di garantire che per determinate discariche sia adottato un piano di riassetto o un provvedimento definitivo di chiusura. La Corte, fra l'altro, evidenzia che la mera chiusura di una discarica o la copertura dei rifiuti con terra e detriti non e' sufficiente per adempiere agli obblighi derivanti dalla direttiva "rifiuti".

Secondo i giudici comunitari, gli Stati membri sono tenuti a verificare se sia necessario bonificare le vecchie discariche abusive e, all'occorrenza, sono tenuti a bonificarle. In questo caso, si ricorda all'Italia, il sequestro della discarica da bonificare e l'avvio di un procedimento penale contro il suo gestore non costituiscono misure sufficienti. In altri termini, l'Italia deve garantire che le discariche sequestrate siano anche, effettivamente, bonificate. La Corte UE rileva che alla scadenza dei termini, i lavori di bonifica erano ancora in corso; agli altri siti, la Corte constata che il governo italiano non ha fornito alcun elemento utile a determinare la data in cui i lavori di bonifica sarebbero stati eseguiti.

Per cui oltre a una somma forfettaria di 40 milioni di euro, la Corte ha inflitto all'Italia una penalità di 42,8 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell'attuazione delle misure necessarie a dare piena esecuzione alla sentenza del 2007. In altre parole, l'Italia dovrà continuare a pagare fino a quando continuerà la permanenza in stato di infrazione. Da quest'importo saranno detratti 400.000 euro per ciascuna discarica contenente rifiuti pericolosi e 200.000 per ogni altra discarica che nel frattempo sarà stata messa a norma.

Su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare il Governo ha previsto il coinvolgimento dell’Arma dei Carabinieri con l’individuazione di un Generale di Brigata quale Commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento alla normativa vigente delle discariche abusive presenti sul territorio nazionale  con i compiti di impulso e di coordinamento per le attività di bonifica e di messa in sicurezza delle discariche abusive oggetto di sanzione UE comminata all’Italia a seguito della Sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Chi è il generale Vadalà e perché è importante

Il Gen. B. CC Giuseppe Vadalà, nominato Commissario straordinario dal Consiglio dei Ministri il 24 marzo 2017, si avvale di una task-forcealtamente specializzata composta da dieci militari dell’Arma e messa a disposizione presso il Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare di Roma (CUTFAA); il compito è quello di eseguire i lavori di bonifica con i fondi assegnati attraverso la Contabilità speciale appositamente attivata per i 57 siti di discariche abusive affidati, divenuti ora 51 dopo l’avvenuta bonifica dei primi 6 nel corso della 5° semestralità del 2 giugno 2017. Per tale attività dovranno essere assicurati elevati livelli di legalità sia nello svolgimento delle procedure di gara che nei contesti territoriali oggetto d’intervento.

A seguito della Sentenza il nostro Paese ha già riconosciuto all’Unione Europea una somma di 40 milioni di euro quale penalità iniziale forfettaria e 42,8 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell'attuazione delle misure necessarie a darne piena esecuzione. Oggi, dopo l’esame della 5° semestralità del 2 giugno 2017, per effetto delle progressive bonifiche disposte dal Ministero dell’Ambiente, si è raggiunto un primo importante risultato di riduzione della somma dovuta a 16 milioni di euro, con un numero di discariche da bonificare che oggi sono 77 rispetto al numero iniziale di 200.

 

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