Il Parco Monti Ausoni apre il Mastio del Castello Caetani di Fondi LT ed è subito successo di pubblico

Vi si accede dal “passetto del conte”. Fino al 15 settembre la struttura ospiterà una importante mostra di opere lapidee e di ceramica di artisti fondani

| di Parco dei Monti Ausoni
| Categoria: Comunicati Stampa
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Lunedì 12 agosto scorso è avvenuta l'apertura al pubblico della suggestiva sala del primo piano del Mastio del Castello Caetani di Fondi LT di proprietà della Regione Lazio. Il Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi ha reso così, dopo secoli di oblio, il libero accesso ai visitatori.

All'inaugurazione hanno presenziato il sindaco di Fondi Salvatore De Meo, la consigliera comunale Civita Paparello anche in rappresentanza dell'assessora regionale Enrica Onorati e del consigliere regionale Salvatore La Penna, il dirigente del Parco Ausoni Raniero De Filippis che ha rappresentato l'Ente anche a nome del presidente Bruno Marucci, assente per impegni già assunti, il quale pone in evidenza la continua azione di recupero e valorizzazione dei beni gestiti dall'Ente Parco Ausoni.

L'apertura della sala, alla quale vi si accede attraverso il “passetto del conte” che unisce il Palazzo al Castello Caetani, rientra nelle iniziative promosse dalla Regione Lazio nell'ambito dell'Estate delle Meraviglie.

Già nella prima serata di apertura, diverse centinaia di persone hanno approfittato dell'apertura della sala, godendo del suggestivo affaccio sul decumano massimo (Corso Appio Claudio) che attraversa l'impianto urbanistico del castrum romano della città.

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco De Meo: “È un'ulteriore e importante possibilità che viene data ai cittadini e ai tanti visitatori di conoscere e apprezzare il monumento più rappresentativo della città. L'auspicio – ha affermato Salvatore De Meo -  è che il Palazzo e tutto il Castello (mastio e fortezza) diventino un unico museo”.

Qualche cenno sul Castello di Fondi

Imponente con i suoi 33 metri di altezza, il Castello costituisce uno dei rari esempi in tutta Europa di fortezza costruita in pianura.

I lavori di pulitura hanno permesso di portare alla luce, dagli intonaci, suggestivi graffiti realizzati dagli “ospiti” del mastio che si sono avvicendati nel corso dei secoli.

In questo periodo gli ambienti ospiteranno, fino al 15 settembre 2019, mostre di oggetti d'arte in ceramica e pietra realizzati da artisti locali.

La turrim magistram – così è definito il mastio del Castello Caetani, dall’Inventarium Honorati Gaietani stilato nel 1491, alla morte del Conte Onorato II, è composto da una base in muratura a forma di parallelepipedo in opera quadrata, databile agli ultimi anni del XII secolo e da un torrione cilindrico aggiunto da Onorato II Caetani nel XV secolo, per un’altezza complessiva di 33 mt.

Il torrione rotondo è accuratamente costruito con pietre di taglio ed è munito di una merlatura sostenuta da mensole in aggetto tipica delle fortezze Caetani; esso s'innalza grandioso sopra una torre quadra di muratura irregolare, che comprendeva al suo interno una cisterna, la cui base è formata da grossi conci di materiale lapideo di reimpiego. 

Eretto dalla famiglia normanna dell’Aquila, il fortilizio, che veniva ad incatenarsi al circuito difensivo presso la principale porta urbica, non rispondeva esclusivamente a criteri di difesa cittadina, anzi si caricava soprattutto di una funzione coercitiva tesa a dominare il centro con i suoi abitanti. 

Separato dal resto del Castello per mezzo di un’intercapedine e dunque da esso isolato, sin dal Trecento il mastio era  raggiungibile dal Palazzo Comitale tramite ponti lignei. È con Onorato II Caetani che il mastio assume una funzione del tutto diversa da quella precedente: 

“supra portam superiorem civitatis, correspondentem dicte camere in qua prefata comitissa asseruit conservari omnes pecunias, iocalia et vasa argentea prefati condam domini comitis, quas ipsa custodiebat.

Et cum ibidem fuissemus prefata comitissa aperuit quamdam cassam nuceam magnam tarsiatam ibi existentem, intus quam erant et conservabantur nonnulle pecunie auri et argenti, diversorum cuneorum, in diversis sacchis existentes; et entrassi seu extrahi fecit inde ex dicta cassa quandam cassectam tarsiatam, quam aperuit coram nobis; et erant intus eam”

Come attestato dall’Inventarium Honorati Gaietani del 1491, il conte aveva provveduto a dare una precisa destinazione d’uso agli ambienti del mastio: essi infatti custodivano tutti i monili e gli oggetti di valore posseduti dalla famiglia, costituendo il cosiddetto “tesoro del conte”.

Quattro gli artisti che vi espongono le loro opere:

Giuseppe De Filippis - ceramista

Impiegato per un quarantennio in una multinazionale, da pensionato frequenta il Corso di Ceramica Classica presso l'Università della Terza Età di Fondi apprendendo le basi del modellato. Emerge così il suo talento, in successive fasi di miglioramento e personalizzazione della tecnica. 

Le sue opere presentano vividezza gradevole ed espressiva.

Katia Gotnich - ceramista

Una vita professionale spesa in università e aziende e poi alla soglia dei 50 anni, la vita la pone di fronte ad un nuovo bivio e seguendo l'insegnamento di Borges...non può che imboccarlo. Appassionata di ceramica da sempre, ispirata dai grandi, desiderosa di sperimentare e grata alla vita.

Egidio Morelli - scultore

Le sue opere sono ricavate da travertino, pietra locale, onice e pietra calcarea, traendo da ognuna la migliore essenza.

Hanno scritto di lui: “Morelli si esprime in perfetta autonomia, con tocchi di scalpello che evidenziano il suo genio creativo. Egli non prepara bozzetti con la plastilina, ma crea le figure seguendo la sua vena artistica con perizia non comune”. 

Bruno Olivieri - scultore

Nei suoi lavori predilige marmo bianco di Carrara, pietra calcarea locale e travertino romano bianco. “Libertà artistica... libertà dalle convenzioni estetiche, libertà dalle costrizioni. Libertà di seguire il dettato della propria creatività... non esiste campo dell'attività artistica che non rechi l'impronta durevole del suo genio”.

 

 

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