Sperlonga, niente elisuperficie, piscine e campi da golf in zona Angolo: il Tar ribadisce il no

L'area in questione è classificata come "paesaggio naturale agrario"

| di La Redazione
| Categoria: Cronaca
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Il Tar ha detto no al centro sportivo della Albasete Srl, società romana che oltre 15 anni fa ha avanzato la prima richiesta per realizzare una variante, in zona Angolo, che consentisse la costruzione di una struttura polifunzionale con elisuperficie, parcheggi, magazzini, spogliatoi, campi da golf, piscine, campi da tennis e da calcetto.

La Regione Lazio si era già opposta con esito sfavorevole durante la conferenza dei servizi ma ieri è arrivato anche il provvedimento del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione distaccata di Latina.

La sentenza integrale pubblicata ieri 

REPUBBLICA ITALIANA 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

sezione staccata di Latina (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 347 del 2018, proposto da Albasete s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Massimo Vetromile Ricciulli, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via S. Nicola da Tolentino 50;

contro

Comune di Sperlonga (LT), non costituito in giudizio; 
Regione Lazio, in persona del Presidente della Giunta p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Allocca, con domicilio eletto presso gli uffici dell’Avvocatura regionale in Roma, via Marcantonio Colonna 27;

per l’annullamento

1) della determinazione dirigenziale del Comune di Sperlonga n. 92 del 1° febbraio 2018, comunicata a mezzo p.e.c. del 26 marzo 2018, avente ad oggetto la conclusione con esito sfavorevole della conferenza di servizi tenutasi il 15 novembre 2017 per l’esame dell’istanza presentata da Albasete s.r.l. per la realizzazione di un piccolo centro sportivo con elisuperficie sul terreno di sua proprietà distinto in catasto al foglio n. 12, particelle n. 1002, 1006, 1007, 1044, 1045 e 1047, ai sensi dell’art. 14, l. 7 agosto 1990 n. 241 e delle norme del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 160;

2) del parere negativo reso dalla Regione Lazio con nota prot. n. U0578595, rif. prat. n. 475587-2017, del 15 novembre 2017, in occasione della conferenza di servizi del 15 novembre 2017 convocata per l’esame del predetto progetto di realizzazione di un piccolo centro sportivo con elisuperficie, ritenendo che “con riferimento al contrasto alle norme di tutela paesaggistica e, in particolare, per il suo contrasto con le limitazioni prescrittive di legge, il progetto proposto, per il quale risulta necessario produrre variante urbanistica al vigente PRG, non può essere assentito”;

3) di ogni altro atto connesso, preordinato e consequenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Regione Lazio;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 aprile 2019 il dott. Valerio Torano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. – Espone la società ricorrente di essere proprietaria di un appezzamento di terreno situato in località “Angolo” sul territorio del Comune di Sperlonga, esteso per 23.231 mq e distinto in catasto al foglio n. 12, part. n. 1002, 1006, 1007, 1044 e 1047, classificato dal vigente PRG, approvato con d.g.r. n. 9848 del 20 dicembre 1995, come zona E (parte in sottozona E1 e altra parte sottozona E2).

Con note assunte dall’ente locale al prot. n. 14531, 14532 e 14533 del 20 luglio 2015, Albasete s.r.l., ai sensi dell’art. 8, d.P.R. 7 settembre 2010 n. 160, ha chiesto di realizzare su detto fondo, in variante agli strumenti urbanistici vigenti, un piccolo centro sportivo all’aperto composto da campi da calcetto, da tennis, da pratica del golf, da una piscina, magazzini, spogliatoi e locali tecnici, oltre che da una elisuperficie e dai relativi parcheggi.

2. – Il procedimento a istanza di parte così avviato è stato trattato in conferenza di servizi dalle Amministrazioni competenti il 10 dicembre 2015, il 10 febbraio 2016 e il 15 novembre 2017; nel corso di quest’ultima seduta, la Regione Lazio, Direzione regionale territorio, urbanistica e mobilità, Area urbanistica, copianificazione e programmazione negoziata per le Province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, ha espresso un dissenso qualificato sull’intervento richiesto.

Più in particolare, la Regione Lazio, con nota prot. 475587 del 15 novembre 2017, acquisita dal Comune di Sperlonga al prot. n. 22407 del 17 novembre 2017, ha ritenuto ostativo all’edificazione de qua il fatto che:

a) l’area oggetto di intervento sia in gran parte vincolata ex art. 142, comma 1, lett. a), d.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 (protezione delle fasce costiere marittime), oltre che dai d.m. 22 maggio 1985 e 17 maggio 1976, che rendono cogenti le norme di tutela del paesaggio di cui alle n.t.a. del PTPR adottato con d.g.r. n. 556 del 25 luglio 2007 e n. 1025 del 21 dicembre 2007 ma non ancora approvato;

b) l’edificazione richiesta, da realizzare in variante agli strumenti urbanistici vigenti, non è assentibile in base alla procedura di cui all’art. 63, n.t.a. del PTPR, poiché l’area di proprietà di Albasete s.r.l. è classificata come “paesaggio naturale agrario” e non è posta a ridosso di aree urbanizzate perimetrate dal PTPR, ponendosi così in contrasto con le prescrizioni di tutela del PTPR applicabili all’area di interesse, che prevedono per la nuova realizzazione di impianti sportivi all’aperto e servizi di pertinenza che gli interventi siano consentiti previo studio di impatto paesaggistico, nei limiti di quanto strettamente necessario per la fruizione nel rispetto della vegetazione arborea e del sistema morfologico esistente, con indice di fabbricazione di 0,001 mc/mq e altezza massima di 7 m;

c) la proposta non è comunque conforme alle modalità di tutela di cui agli artt. 5, commi 3, 5 e 5, l. reg. 6 luglio 1998 n. 24 e 33, commi 3, 5 e 7, n.t.a. del PTPR, prevedendo usi diversi da quelli consentiti dalle norme e prescrizioni di tutela paesaggistica applicabili;

d) la mera riconducibilità dell’area alla zona di tutela limitata di cui all’art. 74, n.t.a. del PTP dell’ambito territoriale n. 13, sub-ambito 13/4 (Litorale e insediamento di Sperlonga, Laghi Lungo, S. Puoto e aree adiacenti), approvate con d.g.r. n. 4484 del 30 luglio 1999, non è idonea a prevalere sulle predette norme e prescrizioni di tutela delle aree vincolate.

Il Comune di Sperlonga, con nota prot. n. 24303 dell’11 dicembre 2017, ha inviato alla ricorrente preavviso di rigetto rappresentante il sopra descritto dissenso qualificato della Regione Lazio ex art. 14-quinquies, l. 7 agosto 1990 n. 241.

Successivamente, l’Amministrazione civica procedente, con determinazione dirigenziale n. 1 del 1° febbraio 2018, notificata a mezzo p.e.c. del 26 marzo 2018, ha comunicato ad Albasete s.r.l. la conclusione con esito sfavorevole della conferenza di servizi tenutasi il 15 novembre 2017 per l’esame dell’istanza da essa presentata.

3. – Con il ricorso all’esame, notificato il 24 maggio 2018 e depositato il 5 giugno 2018, Albasete s.r.l. è insorta avverso gli atti indicati in epigrafe deducendo i seguenti vizi di legittimità:

I) violazione dell’art. 14-bis, comma 5, l. n. 241 del 1990, oltre a eccesso di potere per carenza di motivazione, per non avere il Comune di Sperlonga né trasmesso le osservazioni formulate da parte ricorrente alla Regione Lazio, onde consentire il superamento del relativo dissenso all’intervento richiesto, né valutato il relativo contenuto, con ciò violando il principio del contraddittorio ed adottando un atto viziato da insufficiente motivazione;

II) violazione dell’art. 142, comma 1, lettera a) d.lgs. n. 42 del 2004, dell’art. 74, n.t.a. del PTP n. 13, del d.m. 22 maggio 1985 e del d.m. 17 maggio 1976, perché l’area interessata dall’intervento sarebbe solo in minima parte vincolata a protezione delle coste, nel PTPR è classificata come “paesaggio naturale agrario” e nel PTP n. 13 come “area a tutela orientata (L/a)”; inoltre, l’art. 74, n.t.a. del PTP n. 13 consente che nell’area in questione possano essere realizzate iniziative come quella proposta (i.e. attrezzature sportive e aree di servizi e parcheggi) perché le finalità del vincolo sono la protezione della vegetazione e della duna e gli interventi richiesti non incidono su nessuna delle due;

III) violazione dell’art. 63, n.t.a. del PTPR, oltre a eccesso di potere per perplessità nella motivazione, poiché l’area interessata è zonizzata dal PRG come E2 (agricola di salvaguardia ambientale) e classificata dal PTP come di scarso pregio paesistico, con la conseguenza che, essendo collocata a ridosso di aree già lottizzate, l’intervento progettato potrebbe fruire della speciale variante urbanistica di cui all’art. 63 cit.

4. – Si è costituita in giudizio la Regione Lazio che, per i profili di propria competenza, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, perché rivolto nei confronti di atto endoprocedimentale, e comunque la sua infondatezza nel merito, non essendo assentibile l’edificazione di cui è causa perché in contrasto con i vincoli paesaggistici insistenti sull’area.

5. – All’udienza pubblica del 4 aprile 2019 la causa è stata trattenuta in decisione.

6. – Si esamina con priorità la produzione documentale effettuata da parte ricorrente alle ore 15:31 del 4 aprile 2019, cioè dopo la scadenza del termine perentorio di cui all’art. 73, comma 1, cod. proc. amm.

Al riguardo, si osserva che i termini per il deposito in giudizio di documenti, previsti dall’ art. 73, comma 1, cod. proc. amm. sono perentori e, pertanto, non possono essere superati neppure nel caso in cui vi sia accordo delle parti, poiché il deposito tardivo di memorie e documenti è ammesso eccezionalmente ove sussistano i presupposti di cui all’art. 54, comma 1, cod. proc. amm., ossia la difficoltà di produzione nel termine di legge (ius receptum: TAR Piemonte, sez. II, 22 gennaio 2019 n. 69; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 3 ottobre 2018 n. 2200; TAR Lazio, Roma, sez. I, 13 settembre 2018 n. 9333; TAR Sicilia, Palermo, sez. II, 12 luglio 2018 n. 1609; TAR Campania, Napoli, sez. V, 13 aprile 2018 n. 2447). Pertanto, vanno stralciati dagli atti del giudizio le memorie ed i documenti depositati tardivamente, dei quali non deve tenersi conto ai fini del decidere, poiché altrimenti sarebbero violati il diritto di difesa e il principio del contraddittorio (Cons. Stato, sez. V, 22 marzo 2016 n. 1192; sez. III, 13 marzo 2015 n. 1340).

Tra l’altro, nel caso di specie, la produzione documentale tardiva non è stata corredata da parte ricorrente con alcuna particolare giustificazione del mancato rispetto dei termini prescritti ex art. 54 cod. proc. amm.

7. – Si passa, quindi, a scrutinare l’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso per carenza di natura provvedimentale dell’atto comunale impugnato sollevata.

L’eccezione, alla luce delle difese articolate sul punto dalla società ricorrente dopo l’avviso dato ex art. 73, comma 3, cod. proc. amm. all’udienza pubblica del 24 gennaio 2019, si rivela infondata.

Infatti, la determinazione dirigenziale n. 92 del 1° febbraio 2018, oltre ad approvare il verbale della conferenza di servizi tenutasi il 15 novembre 2017, dichiara anche concluso con esito negativo il procedimento amministrativo avviato sull’istanza della società ricorrente, con l’effetto che ha natura provvedimentale autonomamente lesiva di diniego del bene della vita richiesto alla pubblica amministrazione.

8. – Si procede ad analizzare il primo motivo di ricorso, con cui parte ricorrente assume violate le garanzie partecipative previste dalla legge perché il Comune di Sperlonga non avrebbe né trasmesso le osservazioni formulate da parte ricorrente alla Regione Lazio, onde consentire il superamento del relativo dissenso all’intervento richiesto, né avrebbe valutato il loro contenuto, pervenendo a una determinazione finale viziata anche da insufficiente motivazione.

Il motivo è infondato.

L’art. 14-bis, comma 5, l. n. 241 prevede che nella conferenza di servizi semplificata, qualora abbia acquisito atti di dissenso che non ritenga superabili, l’Amministrazione procedente adotta la determinazione di conclusione negativa della conferenza che, nei procedimenti a istanza di parte, produce gli effetti della comunicazione di cui al precedente art. 10-bis e, quindi, “trasmette alle altre amministrazioni coinvolte le eventuali osservazioni presentate nel termine di cui al suddetto articolo e procede ai sensi del comma 2. Dell’eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nell’ulteriore determinazione di conclusione della conferenza”.

Nella specie, il Comune di Sperlonga, con nota prot. n. 24303 dell’11 dicembre 2017, ha inviato alla ricorrente preavviso di rigetto ove è stato rappresentato che, nel corso della conferenza di servizi svoltasi presso gli uffici della Regione Lazio il 15 novembre 2017, è stato espresso un dissenso qualificato ai sensi dell’art. 14-quinquies, l. n. 241 cit., giusta nota acquisita dall’ente locale al prot. n. 22407 del 17 novembre 2017. Con la predetta nota la società ricorrente è stata invitata a presentare entro 10 giorni le proprie osservazioni, con l’avvertenza che, decorso tale termine, la stessa comunicazione avrebbe acquisito “valore di provvedimento negativo finale”, legittimante l’interposizione di ricorso giurisdizionale amministrativo.

Albasete s.r.l. ha versato in giudizio la memoria partecipativa datata 20 dicembre 2017, che afferma di aver inviato, mediante p.e.c., al Comune di Sperlonga, alla Regione Lazio ed alla Soprintendenza per i beni ambientali del Lazio; tuttavia, tale memoria non è corredata delle ricevute rilasciate dal sistema di gestione della posta elettronica certificata, utili a comprovarne l’invio e la ricezione. Pertanto, non essendovi prova che lo scritto de quo sia mai stato inviato alle predette amministrazioni, il mezzo di impugnazione all’esame appare infondato sotto il profilo probatorio dei fatti che parte ricorrente assume avvenuti e pone alla base delle proprie censure.

9. – Per la sua natura potenzialmente assorbente, si procede all’analisi del terzo motivo di ricorso, mediante la quale Albasete s.r.l. ritiene che l’intervento edificatorio proposto sarebbe fattibile in quanto l’area interessata è zonizzata dal PRG come E2 (agricola di salvaguardia ambientale), classificata dal PTP come di scarso pregio paesistico e dal PTPR come paesaggio naturale agrario, con la conseguenza che, essendo collocata a ridosso di aree già lottizzate, il progetto potrebbe fruire della speciale procedura di variante urbanistica ex art. 63, n.t.a. del PTPR.

9.1 L’art. 63 cit. ha introdotto una norma transitoria per le aree di scarso pregio paesistico, classificate dai PTP al livello minimo di tutela, per cui fino all’approvazione del PTPR e comunque per un periodo non superiore a cinque anni, nelle aree in cui le norme del PTP rimandano alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti sono consentite loro varianti, fatte salve le modalità di tutela delle aree tutelate per legge, soltanto nei casi in cui le stesse ricadano contemporaneamente:

a) in aree di scarso pregio paesistico classificate dai PTP vigenti con il livello minimo di tutela, secondo le indicazioni e come definite e individuate ai sensi dell’art. 27-bis, l. reg. n. 24 cit., dalla ricognizione effettuata con la d.g.r. n. 601 del 26 settembre 2006, pubblicata sul BUR n. 33 del 30 novembre 2006;

b) nei seguenti paesaggi del PTPR adottato: urbano e in evoluzione, agrario di continuità, agrario di valore, agrario di rilevante valore o, nel caso in cui ricadano in altri, soltanto se poste immediatamente a ridosso delle aree urbanizzate perimetrate dal PTPR.

9.2 Avuto riguardo a quanto sopra, si rileva in via preliminare che la norma transitoria di cui all’art. 63 cit. era destinata ad operare fino all’approvazione del PTPR “e comunque per un periodo non superiore a cinque anni”.

Pertanto, considerato che il PTPR, ad oggi ancora non approvato, è stato adottato con d.g.r. n. 556 del 25 luglio 2007 e modificato con d.g.r. n. 1025 del 21 dicembre 2007, entrambe pubblicate sul BUR Lazio n. 6 del 14 febbraio 2008, ed è stato depositato presso tutte le Province ed i Comuni del Lazio dal 14 febbraio 2008 al 14 maggio 2008, ne consegue che, a tutto concedere, la possibilità di avvalersi di detta norma transitoria è spirata il 13 maggio 2013, quindi addirittura prima che la ricorrente presentasse la propria istanza, allibrata al protocollo del Comune di Sperlonga il 20 luglio 2015.

Essendo pacifico in atti, perché ammesso anche da parte ricorrente, che l’intervento edificatorio richiesto da Albasete s.r.l. necessiti, per essere realizzato, di una variante urbanistica e che tale variante non sia più adottabile, perché la disposizione che la prevedeva non è ulteriormente applicabile, ne consegue che sussiste, sotto tale profilo, una radicale ed insuperabile preclusione alla fattibilità del progetto che giustifica di per sé la reiezione del ricorso.

9.3 Ferma restando la natura assorbente di quanto appena rilevato, si osserva che, anche a voler ritenere che il predetto termine di cinque anni, fissato in alternativa rispetto alla data di approvazione del PTPR al fine di individuare l’arco temporale di vigenza di una norma transitoria, non abbia natura perentoria o sia comunque subordinato all’approvazione del Piano regionale, si ritiene che comunque, nel merito, la procedura di variante ex art. 63 cit. non sarebbe stata utilmente esperibile.

Infatti, dall’esame delle tavole del PTPR e del materiale fotografico prodotto dalla ricorrente si evince che l’area di interesse, da un lato, non ricade in alcuno degli specifici paesaggi indicati dall’art. 63, comma 1, lett. b), n.t.a. del PTPR, essendo classificata come “paesaggio naturale agrario” e, dall’altro, che non si trovi “immediatamente a ridosso delle aree urbanizzate perimetrate dal PTPR”, come pure rilevato dall’Amministrazione regionale. Infatti, a fronte della predetta constatazione fattuale operata dalla Regione Lazio, parte ricorrente non ha comprovato l’erroneità di tale assunto sulla base della pertinente tavola cartografica 41_415_B, nella quale l’area di intervento in località “Angolo” non appare graficizzata come immediatamente a ridosso delle aree urbanizzate perimetrate dal Piano.

10. – Si passa, infine, allo scrutinio del secondo mezzo di impugnazione, con cui Albasete s.r.l. assume che l’area interessata dall’intervento sarebbe solo in minima parte vincolata a protezione della fascia costiera, rilevando che e nel PTPR è classificata come “paesaggio naturale agrario” e nell’art. 74, n.t.a. del PTP n. 13, di cui alla d.g.r. n. 4484 del 1999, come “area a tutela orientata (L/a)”.

Inoltre, parte ricorrente osserva che l’art. 74, n.t.a. del PTP consentirebbe in loco la realizzazione di attrezzature sportive con aree di servizi e parcheggi, dato che le finalità del vincolo sono la protezione della vegetazione e della duna, mentre l’intervento richiesto non incide su nessuno di tali valori.

Fermo restando quanto rappresentato in via del tutto assorbente sub 9, anche il motivo all’esame è infondato.

10.1 In tal senso si rileva in primo luogo che ai sensi dell’art. 21, comma 1, l. reg. n. 24 cit., nel testo da ultimo modificato dalla l. reg. 13 febbraio 2019 n. 1, la Regione procede all’approvazione del PTPR quale unico piano territoriale paesistico regionale entro il 14 febbraio 2020. Pertanto, giusta l’art. 36-bis, l. reg. n. 24 cit., aggiunto dall’art. 6, l. reg. 6 luglio 1998 n. 25, i PTP vigenti, tra cui quello n. 13 relativo alla zona di Terracina, Ceprano e Fondi, “continuano ad avere efficacia sino alla data di approvazione del PTPR”.

Per quanto attiene all’ambito territoriale di cui è causa, il PTP n. 13 è stato adottato con d.g.r. n. 2280 del 28 aprile 1987 ed approvato con la l. reg. n. 24 cit. e le relative norme tecniche di attuazione sono state approvate con d.g.r. n. 4484 del 30 luglio 1999, ai sensi dell’art. 20, comma 2, l. reg. n. 24 cit.

10.2 L’art. 74, n.t.a. del PTP n. 13, prevede che: “Gli interventi sul territorio consentiti nella zona L/a non possono essere in contrasto con le seguenti finalità: conservazione assoluta della vegetazione esistente (macchia costiera) e suo eventuale potenziamento con specie tipiche del luogo; protezione dal degrado della duna litoranea e della relativa vegetazione ed eventuale ripristino della duna stessa, ove questa risulti manomessa”. Soltanto se non in contrasto con tali finalità è consentito “il reperimento, ad una distanza non inferiore a m. 30 dalla base della duna verso l’entroterra, di attrezzature sportive, aree attrezzate per il ristoro, aree di servizio e parcheggi […]”.

Nel caso di specie, parte ricorrente non ha comprovato che l’intervento proposto non sia in contrato con la predetta finalità di “conservazione assoluta della vegetazione esistente”. Infatti, né la memoria partecipativa asseritamente inviata alle Amministrazioni procedenti, né la relazione urbanistico-paesaggistica datata 25 agosto 2014, a firma dell’arch. Giampiero de Simone, esprimono su tale specifico punto alcun particolare giudizio tecnico, concentrandosi sull’inquadramento paesaggistico alla stregua di quanto previsto dal PTPR adottato e non ancora approvato, ma trascurando il PTP n. 13.

Da quanto detto consegue l’infondatezza anche del secondo mezzo di impugnazione.

11. – In definitiva, il ricorso è complessivamente infondato e da respingere.

12. – Stante la complessità delle questioni giuridiche trattate, si ritiene sussistano giusti motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio tra le parti costituite.

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione staccata di Latina (sezione prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Latina nella camera di consiglio del giorno 4 aprile 2019 con l’intervento dei magistrati:

Antonio Vinciguerra, Presidente

Roberto Maria Bucchi, Consigliere

Valerio Torano, Referendario, Estensore

 

 

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