Dopo il completamento dei lavori di ristrutturazione dell’immobile che, a breve, tornerà a ospitare il Centro per l’Impiego nel centro storico della Città di Fondi, possibile grazie a fondi PNRR regionali, l’amministrazione Maschietto raddoppia portando in Consiglio, al fotofinish, la realizzazione di un cosiddetto hub alle porte della città, con funzioni differenti, servizi dedicati agli Enti e la possibilità di offrire formazione qualificata per le aziende.
La sorgente di finanziamento è ancora una volta il Piano nazionale ripresa resilienza: risorse in esaurimento che il primo cittadino uscente, insieme alla sua giunta e alla sua maggioranza, ha inteso sfruttare al massimo delle possibilità.
A seguito di un avviso pubblico modellato sulla base della normativa di riferimento e delle richieste formulate dalla Regione stessa, considerando che era possibile accedere ai fondi con progetti di ristrutturazione, di realizzazione nuove sedi o di potenziamento dei servizi esistenti, lo scorso 8 aprile è quindi approdata in Consiglio la proposta di acquisto dell’immobile dell’ex Cedis Izzi, rilevato da privati dopo essere finito all’asta.
L’intenzione dell’avviso del Comune di Fondi per l’attivazione di un’indagine esplorativa, così come richiesto nei casi d’acquisto dalla Regione, era infatti quella di individuare immobili già predisposti per la realizzazione di un cosiddetto hub di uffici.
Doverosa, a questo punto del discorso, una precisazione: si tratta di risorse residuali avanzate rispetto alla prima linea di intervento. Va da sé che, la ristrettezza dei tempi (sottoscrizione della convenzione con la Regione entro il 30 maggio 2026) e le richieste stesse della Regione, hanno dettato anche alcune scelte come l’acquisto di un immobile già pronto all’uso e l’esclusione di strutture per le quali sarebbero state necessari tempi lunghi di ristrutturazione.
Non si tratta, ad ogni modo, di spostare il Centro per l’impiego in periferia, anche perché secondo le convenzioni con la Regione Lazio le funzioni di Piazza della Repubblica dovranno rimanere invariate per 20 anni, bensì di raddoppiare e diversificare l’offerta, cogliendo nuove risorse sovracomunali e attivando servizi completamente differenti come la formazione specialistica aziendale.
Il risultato sarà un grande palazzo alle porte della città: un luogo in cui gli Enti possono fare rete per favorire l’occupazione, creare ponti tra giovani, sistemi educativi, scuole, poli formativi, università e aziende ma anche favorire la coesione sociale e nuovi percorsi specializzati di inserimento lavorativo.
Gli hub agiscono infatti come centri nevralgici che mirano a superare l'approccio meramente amministrativo dei tradizionali Centri per l'Impiego (CPI), offrendo servizi integrati, specialistici e orientati allo sviluppo di competenze per favorire l'occupabilità, l'imprenditorialità e la coesione sociale.
Possibili alternative: non fare nulla e perdere milioni di euro PNRR
E chi non ha l’auto continua a domandarsi la minoranza? Continuerà a utilizzare il Centro per l’Impiego in Piazza della Repubblica, in quanto le funzioni dell’hub saranno completamente diverse.
Avremmo potuto non fare nulla oppure acquistare un altro immobile meno adatto, ciò che sicuramente non avremmo potuto fare è utilizzare le stesse risorse per ristrutturare qualcosa di malmesso.
Vale la pena fare queste precisazioni per evitare che in campagna elettorale, come spesso accade, tematiche importanti vengano strumentalizzate allo scopo di prendere voti creando confusione sui progetti portati avanti dall’altra parte politica.
In replica al consigliere Salvatore Venditti
Il consigliere Salvatore Venditti ci ha accusato, con termini impropri, di aver condotto un’operazione deprecabile. Quale sarebbe? Aver lavorato per creare un hub alle porte della città, per offrire servizi specialistici, utilizzando fondi che, altrimenti, sarebbero tornati in Europa? Vale la pena precisare che le due alternative suggerite dal consigliere sono entrambe irrealizzabili: la clinica Accorinti è della Asl (non vi era tempi sufficienti per una eventuale convenzione) mentre l’ex ospedale è già oggetto di un cospicuo trasferimento regionale per la realizzazione del famoso Museo del neorealismo. Risale infatti alla fine della scorsa estate una delibera di giunta regionale che ha formalmente portato il Comune di Fondi a subentrare a LAZIOcrea nella gestione del complesso di San Domenico.
In replica ai consiglieri Francesco Ciccone, Enesio Iudicone, Luigi Parisella e Salvatore Venditti
In un’altra nota congiunta i consiglieri Francesco Ciccone, Enesio Bob Iudicone, Luigi Parisella e Salvatore Venditti fanno invece tutta una serie di insinuazioni sui tempi, sui costi e sulle perizie.
Chiariamo definitivamente che l’immobile dell’ex Cedis Izzi non è malmesso come la minoranza vuole far credere, che i costi all’asta sono intuitivamente ed enormemente inferiori rispetto ai prezzi di mercato ma all’epoca, naturalmente, il Comune non aveva né l’intenzione né le risorse del PNRR per pensare ad un simile acquisto e che tutte le “singolari coincidenze evidenziate” sono soltanto la conseguenza di un’operazione che poteva essere fatta entro il 30 maggio 2026 per via delle scadenze di rendicontazione del PNRR.
Sulle valutazioni, vale la pena ricordare che il complesso, che vanta oltre 60 uffici, sale riunioni e locali confortevoli, era stato messo all’asta nel 2016 ad un valore di oltre 4 milioni di euro e che, ad oggi, l’Ente non ha acquistato ma soltanto manifestato la volontà di acquistare.
I due interventi, peraltro, la ristrutturazione del Centro per l’impiego in centro, e l’acquisto di una seconda sede per la creazione di un nuovo servizio in periferia, hanno seguito iter differenti. Non si è trattato di un “ripensamento”, al fotofinish per favorire un interesse privatistico, ma di un iter lineare:
- prima richiesta di finanziamento utilizzata per un intervento necessario e inderogabile in centro;
- comunicazione da parte della Regione di ulteriori disponibilità economiche;
- decisione di acquistare un nuovo immobile per potenziare il servizio.
L’unica opzione per rendicontare in tempi celeri, del resto, era l’acquisto di un immobile già pronto tant’è che, anche altri Comuni, come Frosinone, hanno effettuato operazioni analoghe a quella di Fondi. E l’unica tipologia di immobili ammessi all’acquisto erano quelli già adibiti ad uso uffici.
Lo dichiara in una nota congiunta la coalizione Maschietto