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Porto di Sperlonga: successo per la Giornata Mondiale degli Oceani e le sfide future

Il Porto conferma l’ecologia come mission primaria e annuncia l’adesione, a settembre 2022, alla campagna “Puliamo il Mondo” di Legambiente

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Una drastica riduzione dei rifiuti sottomarini dal 2014 a oggi in tutta l’area Capovento-Cetarola, l’ottenimento della Bandiera Blu nel 2022, una politica ambientale che guarda alla salvaguardia del territorio ma anche alla cooperazione globale: con queste carte, il Porto di Sperlonga si è presentato domenica scorsa, 12 giugno, all’appuntamento del World Oceans Day, ricorrenza dedicata ai “polmoni del Pianeta” e celebrata in oltre 140 Paesi.

Da mattina a sera, infatti, il Porto, in collaborazione con l’Associazione Posidonia, ha realizzato una serie di iniziative molto apprezzate dal pubblico, tra letture, giochi e informazione sull’ecosistema marino e sulla pianta di Posidonia, con cui ha lanciato un chiaro messaggio per il 2022 e oltre: la volontà del Porto di Sperlonga di rendere sempre più centrale la tutela e valorizzazione dell’ambiente, in un’ottica non solo locale, ma di cooperazione globale

In questa direzione, Gabriele La Rocca, presidente della Società Porto di Sperlonga, ha annunciato che l’approdo sperlongano, a settembre 2022, parteciperà per la nona volta alla storica campagna di Legambiente “Puliamo il mondo”.

Alla darsena del Porto, la Giornata Mondiale degli Oceani è stata una cartina di tornasole di un impegno che dura tutto l’anno, a partire dalla pulizia dei fondali dell’area di Capovento-Sperlonga a cura dello Sperlonga Diving Center e di WWF Sub: una pratica consueta dal 2014 - quasi giornaliera in estate - che in 8 anni ha determinato una drastica ed eccezionale riduzione dei rifiuti sottomarini in questa baia. 

Anche la Bandiera Blu 2022, issata per la prima volta domenica dai bambini di Sperlonga, è un primato raggiunto grazie all’eccellenza dei servizi costieri, dello smaltimento delle acque, della pulizia subacquea e delle campagne di sensibilizzazione del pubblico su temi ambientali. 

Il nostro ruolo è anche quello di osservare le emergenze ecologiche locali, proponendo soluzioni e sollecitando il Parco Riviera d’Ulisse e gli altri Enti locali ad adottarle - commenta Gabriele La Rocca. - In questo momento, come sottolineato anche domenica, stiamo chiedendo agli Enti di ripristinare le boe di segnalazione nella costa di Villa Tiberio e nel tratto tra Torre Capovento e il Fosso Cetarola, per tutelare dalla minaccia delle barche di passaggio non solo la fauna e flora marine, ma anche i bagnanti e i subacquei.

L’area da Grotta Azzurra a Capovento, grazie alla periodica pulizia promossa dal Porto e dallo Sperlonga Diving Center, è tra le più pulite del litorale. «Oggi, i rifiuti che troviamo sono scarsi» afferma Giovanni Minelli, sub e responsabile dello Sperlonga Diving Center. 

Lungo il miglio e mezzo della baia di Sperlonga, nei cinque punti fissi di aggregazione in cui le correnti convogliano tutti i rifiuti, tre a Capovento e due a Cetarola, nel 2014 trovavamo enormi cumuli di immondizia, più grandi di automobili. Erano ammassi di grossi detriti industriali, tubi, ruote, telai di motorino, pezzi di elettrodomestici. Attualmente, grazie alle operazioni di pulizia, troviamo pochi detriti, quasi tutti plastici: perlopiù oggettistica da spiaggia, come maschere, pinne, borse, flaconi di creme, ciabatte, ma anche migliaia di “palline rimbalzine”, che i vortici della corrente risucchiano verso i punti di aggregazione. Un altro sito che puliamoè la scogliera di Torre Truglia, caratterizzata da una massiccia popolazione ittica. Il grande problema restano le microplastiche o le piccole parti, generate dalla frammentazione di quanto sfugge alla pulizia, come bottiglie, pezzi di nasse o di polpare.

Altro obiettivo che si è posto il Porto di Sperlonga, come spiega Gabriele La Rocca, è la valorizzazione o il corretto smaltimento dei detriti di Posidonia Oceanica, la pianta marina indice di salute e biodiversità dei nostri fondali, che nella spiaggia di Sperlonga è presente a macchie: fonte di ossigeno, riparo e luogo di riproduzione per pesci e altre specie animali marine, barriera frangiflutti che preserva le coste dall’erosione, filtro di sedimenti.

A ribadire l’importanza di questo ecosistema è stata la biologa marina Maria Cristina Buia della Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli, massima esperta di Posidonia, che nella Giornata del 12 giugno ha tenuto in darsena una lezione sulle praterie marine di questa specie botanica. 

La Posidonia - ha spiegato Buia - è l’unica pianta vascolare del Mediterraneo, occupandone l’1 per cento dei fondali, ovvero 28mila chilometri quadrati. Questa “nursery” naturale - ha proseguito la ricercatrice - è fondamentale per la salute del nostro habitat costiero e fornisce un range di funzioni ecosistemiche e di servizi anche per il benessere umano. Perciò la legislazione europea, che la protegge, va associata leggi specifiche che la preservino dalla costante minaccia antropica.

A Capratica, a un chilometro dalla costa e a una profondità marina che va dai 16 ai 30 metri, possiamo ammirare una magnifica prateria di Posidonia, lunga circa 100 metri - aggiunge Giovanni Minelli. - È grazie a questo posidonieto, che protegge la costa, che Sperlonga ha una spiaggia. Non è tutto: le cosiddette “palline di mare”, gli egagropili, formate dai filamenti dei residui di Posidonia, rotolando nel mare fino alla spiaggia raccolgono le microplastiche: un lavoro impossibile per i sub, che in alternativa potrebbero svolgere solo macchinari estremamente costosi.

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