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Domani al Fondi film Festival il cinema dei Comencini

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La giornata del FONDIfilmFESTIVAL di Giovedì 21 Settembre sarà sotto il segno dei Comencini. La XV edizione della rassegna cinematografica rende infatti omaggio al celebre Luigi Comencini nel centenario della nascita e a sua figlia Francesca, cui è dedicata una rassegna di film.

Alle ore 18.30, infatti, sarà proiettato in Sala Carlo Lizzani il documentario vincitore del Premio Cipputi al Festival di Torino “In fabbrica” (2007), che Francesca ha dedicato alla figura dell’operaio. Dall’emigrazione Sud-Nord degli anni ’50 ai sogni del boom economico, dalle lotte degli anni ’70 alla marcia dei 40.000, “In fabbrica” è una storia di volti, un ritratto commovente delle persone che hanno popolato e popolano le fabbriche italiane, un omaggio al loro lavoro, ai loro gesti, alla loro professionalità, un mosaico di voci, di dialetti, un affresco della grande e della piccola fabbrica che insieme ci restituiscono un’immagine dell’Italia.

Seguirà alle ore 21.00 l’incontro con Francesca Comencini, che con il critico e docente universitario Giovanni Spagnoletti discorrerà sui propri film e ricorderà la figura e l’opera del padre Luigi.

Accusato dalla critica militante di annacquare i germi del più autentico Neorealismo, Luigi Comencini deve la sua fortuna al consenso del pubblico e poi alla critica francese, che già dagli anni ‘60 lo arruola tra i cineasti italiani capaci di far riflettere sorridendo e di far piangere ridendo. La sua filmografia è ricca di titoli che oggi vengono citati tra i capolavori di quella generazione, come “La ragazza di Bube” (1963). Quando tocca le corde più sensibili del sentimento comune arriva a vertici assoluti come in “Tutti a casa” (1960). Comencini non si prende mai per un maestro o un artista, ama l’idea del cinema come artigianato, sfida costante. Così lavora spesso per i celebri “film a episodi”, si adatta con abilità a trarre il meglio da ogni tipo di attore, mette a frutto la sua formidabile sensibilità con i più piccoli diventando il “regista dei bambini” per antonomasia.

Nelle parole della figlia Francesca è possibile ritrovare una buona sintesi del significato sociale del suo lavoro: «Quello che mi ha fatto sempre ammirare il lavoro di mio padre è stata la sua chiarezza e attenzione per il pubblico. Il suo impegno alla divulgazione e all’educazione. Per questo non ha mai snobbato i temi popolari e tantomeno la televisione, come invece hanno fatto molti autori. E per questo credo che abbia avuto il grande merito, insieme ad altri, di aver formato non solo degli spettatori ma anche dei cittadini».

Nonostante il suo sogno nel cassetto sia quello di diventare una scrittrice, Francesca Comencini nel 1984 si dedica alla regia dirigendo “Pianoforte” (1984), storia di una studentessa universitaria e di un giornalista affermato, entrambi tossicodipendenti. Il film vince il Premio De Sica al Festival di Venezia. Nel 1988 realizza il suo secondo lungometraggio, “La luce del lago”, vicenda drammatica e molto intensa, e nel frattempo collabora con il padre alla sceneggiatura di “Un ragazzo di Calabria”.

Sempre insieme al padre nel 1992 dirige a quattro mani “Marcellino pane e vino”, rivisitazione del celebre film spagnolo che ha commosso le platee di mezzo mondo. Il suo terzo lavoro, “Annabelle partagée”, viene selezionato a Cannes nel 1991 per la Quinzaine des Réalisateurs. Nel 1995, sempre in Francia, ormai sua patria d’adozione, Francesca si dedica alla TV, realizzando un documentario dedicato alla vita e all’opera di Elsa Morante e nel 1997 gira un’altra opera documentaristica, “Shakespeare a Palermo”, sul regista Carlo Cecchi. Nel 2001 torna al grande schermo con “Le parole di mio padre”, liberamente tratto dal romanzo di Italo Svevo “La coscienza di Zeno”. Nello stesso anno realizza anche “Carlo Giuliani, ragazzo”, sui fatti di Genova e soprattutto sul giovane vittima degli scontri di piazza durante le manifestazioni contro il G8. Il ritorno al cinema di finzione avviene con un film sui problemi del lavoro: “Mi piace lavorare” del 2004, anno in cui partecipa al documentario collettivo sullo stato dell’arte nel mondo contemporaneo “Visions of Europe”. Una Milano cupa, sede di illeciti affari, è lo scenario urbano del successivo “A casa nostra” (2006). Dopo il drammatico terremoto del 2009 gira con altri quattro cineasti “L’Aquila 2009”. Il suo film successivo è una storia tutta al femminile tratta dall’omonimo romanzo di Valeria Parrella: “Lo spazio bianco” (2009). Dopo tre anni scrivere e dirige la storia di un incontro tra due ragazzi nel loro primo giorno di lavoro, “Un giorno speciale”, film presentato alla 69ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dal 2014 insieme a Stefano Sollima e Claudio Cupellini (cui si è aggiunto Claudio Giovannesi) è tra i registi di “Gomorra - La Serie”, trasposizione televisiva dell’omonimo romanzo di Roberto Saviano. Nel 2016, cura la drammaturgia e la regia dello spettacolo “Tante facce nella memoria”, basato sui racconti di sei donne romane raccolti da Alessandro Portelli sull’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Al termine dell’incontro con Francesca Comencini e Giovanni Spagnoletti sarà proiettato sempre in Sala Lizzani un raro film di Luigi Comencini:  “La tratta delle bianche” (1952), pellicola dai risvolti sociali che trova corrispondenza nella linea tematica della sezione del FONDIfilmFESTIVAL denominata “Immagini dal lavoro”. Il film è interpretato - tra gli altri - da Eleonora Rossi Drago, Silvana Pampanini, Vittorio Gassman, Enrico Maria Salerno e da una giovanissima Sophia Loren.

Il programma completo del FFF è disponibile sul sito internet www.assodesantis.it e sulla pagina Facebook dell’Associazione Giuseppe De Santis.

 

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