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Storia e cultura, ecco i siti archeologici più belli del basso Lazio

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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La regione del Lazio è tra i territori d’Italia dove vi è la maggiore presenza di aree archeologiche e testimonianze delle civiltà passate. Un patrimonio unico nel suo genere, che include la maggior parte dei siti archeologici dell’Italia antica presenti nel Bel Paese e anche cinque siti patrimonio dell’UNESCO.

Tutto questo perché il territorio laziale è stato popolato dalle prime civiltà sin dagli albori della nostra specie. Tra le prime popolazioni che si stanziarono in centro Italia ricordiamo i Latini (da cui deriva il nome della regione Lazio), antesignani di una lunga migrazione di popoli in questa fertile e rigogliosa terra che vide, successivamente, l’avanzare dei Sabini ma anche dei Volsci e degli Aurunci nelle province a confine con la Campania, mentre a nord di Roma prevalse la presenza del popolo etrusco, prima della nascita e dell’epopea dell’età imperiale dell’antica Roma.

Ciò detto, testimonianze e preesistenze archeologiche insistenti sia alla luce del sole che sottoterra, sono visibili in tutte le province laziali, soprattutto nei territori che guardano verso le regioni del Mezzogiorno (in particolar modo a confine con la regione Campania) dove pure fu preponderante la presenza delle antiche civiltà greche prima e dei romani poi.

A Fondi in provincia di Latina, ad esempio, su un ramo della via Appia, sorgevano le antiche terme romane, riscoperte soltanto sul finire del XX secolo nel corso dei lavori che vennero effettuati all'interno della chiesa di San Rocco. Secondo alcuni, si trattava di uno stabilimento termale vero e proprio, con tanto di "calidarium" e "tepidarium"; per altri, invece, il sito emerso a Fondi, altro non sarebbe stato che il fabbricato di una immensa villa extraurbana, utilizzata dalla nobiltà del tempo come centro di aggregazione e divertimento, al cui interno vi erano presenti addirittura sale dedicate al gioco, vista la passione coinvolgente per i dadi al tempo degli antichi romani.

 

A nord ovest di Fondi sorge il comune di Priverno, la cui città antica, Privernum (attualmente ancora visibile in parte nel sito archeologico della piana di Mezzagosto lungo la statale dei monti Lepini) risalirebbe addirittura a quattro secoli prima della nascita della Roma antica. L’area di Privernum oggi è diventata un vero e proprio museo a cielo aperto. All’interno del sito si può ammirare una parte del complesso murario cittadino ma sopratutto un’opera di ingegneria idraulica che al tempo garantì all’antica città di Privernum l’approvvigionamento quotidiano di acqua per i suoi abitanti e per uno dei più grandi accampamenti dell’esercito romano. Si tratta di una sorta di Cloaca Maxima, ovvero una galleria che percorre la città per una lunghezza pari a circa duecento metri, utile a regimentare le acque del fiume Amaseno. Tra i resti riportati alla luce nel corso di secoli e secoli di scavi ricordiamo anche la pubblica agorà con tanto di locali adibiti a “tabernae”, il teatro e le residenze dell’antica nobiltà patrizia.

Spostandoci verso il golfo di Gaeta troviamo Sperlonga, uno dei borghi più belli d’Italia, sul cui territorio insisteva probabilmente la villa romana più grande dell’impero. Stiamo parlando della Villa di Tiberio, appartenuta all’imperatore successore di Cesare nel I secolo d.C., oggi diventata area archeologica tra le più visitate della regione. Il sito fu scoperto soltanto nella seconda metà del XX secolo, in occasione dei lavori di costruzione della strada di collegamento costiero tra Gaeta e Terracina (la litoranea Flacca). Fu per volere dell’ingegnere Erno Bellante che, incuriosito dai racconti degli abitanti del posto circa gli affioramenti di antichi reperti in quell’area, propose di sondare il terreno a valle del Monte Ciannito, scoprendo un patrimonio inestimabile di statue e reperti archeologici unici, oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.

Oltre alla maestosità degli ambienti della villa di Tiberio, gli scavi portarono alla luce capolavori scultorei come il cosiddetto Gruppo del Laocoonte (oggi custodito nei Musei Vaticani) dei maestri ellenistici Agesandro, Atanodoro e Polidoro, i cui resti furono rinvenuti in occasione dei saggi effettuati nella vasca circolare della grotta adiacente la villa di Tiberio a Sperlonga, una sorta di piscina naturale affacciata sul mare, circondata da sontuose statue di marmo.

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