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Riqualificazione dell’ex chiesa di Sant’Antonio Abate: l'amministrazione replica all’intervento del gruppo “Camminare Insieme”

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In risposta alla nota diffusa a mezzo stampa dal gruppo consiliare “Camminare Insieme” (questo il link del comunicato pubblicato: https://www.fondinotizie.net/notizie/comunicati-stampa/9978/camminare-insieme-sulla-politica-culturale-dellamministrazione-comunale) si fa presente che i lavori di scavo, finalizzati alla riqualificazione e recupero dello spazio relativo alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, sono eseguiti con il parere favorevole della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le Province di Frosinone e Latina, sotto la continua supervisione e assistenza archeologica del Dott. Alfredo Moraci. Inoltre, si specifica che il muro perimetrale confinante con via Alessandro Manzoni è stato parzialmente demolito, perché realizzato negli anni ’90 del secolo scorso, mentre sono state totalmente preservate le fondazioni della Chiesa sulle quali poggiava. Infatti, è ancora presente sul posto una pietra nera quadrangolare, recante alcune incisioni, attribuibili a un Alquerque (antico gioco da tavolo simile alla dama, e di probabile origine medio orientale). 

Per comprendere l’origine della querelle occorre fare un passo indietro e ricostruire l’iter seguito dal progetto il quale, inizialmente, prevedeva la demolizione del tratto di muro su Corso Appio Claudio ma che, a seguito della richiesta da parte del Comune dei necessari pareri, è stato modificato. Il progetto rivisto è stato infine inviato alla Sovrintendenza che lo ha autorizzato nella sua interezza. 

Tornando al tratto di muro che invece insiste lungo via Alessandro Manzoni, realizzato come sopra specificato negli anni ’90 (esiste a tal proposito corposa documentazione fotografica), per completezza di informazione si sottolinea che non è stato possibile reperire alcuna autorizzazione della soprintendenza relativa a tale costruzione. È presumibile, dunque, che esso sia stato edificato, circa 25-30 anni fa, senza il parere dell’autorità competente in materia di tutela di beni archeologici, storico-artistici e monumentali.

Per quanto riguarda gli scavi, effettuati proprio in questi giorni, non si è arrivati alla quota archeologica di età romana. Le indagini hanno riportato alla luce solo uno strato di terreno di riporto con materiali edili di risulta databili all’età contemporanea.

Il progetto, nel complesso, non prevede lo smantellamento del muro prospiciente il Corso Appio Claudio, così da preservare l’integrità della base del portale d’ingresso della Chiesa ed è interamente volto al rispetto e alla tutela della memoria del luogo per le attuali e future generazioni. 

Un’ultima precisazione riguarda i parcheggi: l’intenzione dell’amministrazione è stata quella di dedicare alcuni stalli alle persone con disabilità, regolamentando una pratica che, comunque, già avveniva abitualmente e in maniera irregolare, talvolta con disagi al traffico, alla circolazione e alle forniture da parte delle attività del centro storico. 

A proposito di traffico, sempre in risposta alla nota diffusa da “Camminare Insieme”, nonostante la rotatoria di Ponte Selce sia un’opera di superficie, che non richiede quindi importanti scavi, l’amministrazione ha comunque ritenuto opportuno affidare ad un’archeologa l’incarico di sovraintendere quotidianamente i lavori.  Lo stesso progetto di Piazza delle Benedettine, al pari di quanto accaduto con l’area antistante la Chiesa di Sant’Antonio Abate, dovrà essere adeguato in virtù di un’interlocuzione in corso con la sovrintendenza e gli enti sovracomunali, al termine della quale saranno effettuati i necessari approfondimenti. 

Al termine dell’interlocuzione, saranno effettuati gli adeguamenti progettuali che si rendano necessari a seguito di tali indagini. Il progetto, che come già chiarito sarà quindi riformulato e che nella sua versione definitiva rispetterà integralmente vincoli, natura e storicità del sito, è stato presentato prima di tali pareri al fine di chiedere un finanziamento per la riqualificazione dell’area. Finanziamento che, senza un progetto di fattibilità approvato nei tempi opportuni, il Comune di Fondi non avrebbe potuto ottenere. Ricordiamo del resto che, normativamente, lo studio di fattibilità è soltanto il primo stadio della progettazione di un’opera pubblica.

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