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Domenica 20 settembre Tavola rotonda "Voci di Pace"

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Nel cortile del Centro Servizi Caritas Monsignor Fiore una nuova occasione di confronto con testimonianze da Gaza, dall’Ucraina e dal Libano. L’iniziativa nasce dal percorso avviato in città nell’ottobre 2025 con la Marcia della Pace e proseguito nei mesi successivi attraverso una rete sempre più ampia di associazioni.

La pace non è una parola da pronunciare soltanto quando una guerra arriva sulle prime pagine dei giornali. È un tema che continua a interrogare le coscienze, le istituzioni e la società civile, soprattutto mentre nuovi conflitti si accendono e la corsa agli armamenti sembra non conoscere battute d’arresto. È con questo spirito che nasce "Voci di Pace", il nuovo appuntamento promosso da ANPI Fondi, Ars, Azione Cattolica e Caritas della diocesi di Gaeta, IfoRD, Associazione Lazio Nuovo ETS, Legambiente, Libera, Obiettivo Comune e Un Ponte Per, con il patrocinio del Comune di Fondi e della Casa della Cultura di Fondi.

L’iniziativa si terrà nel cortile del Centro Servizi Caritas Monsignor Fiore con accesso da via Cesare Battisti 67. In caso di pioggia l’appuntamento sarà trasferito nella Sala conferenze sita al piano terra del Castello Baronale.

"Voci di Pace" si inserisce in un percorso che a Fondi ha trovato una prima, significativa espressione nell’autunno del 2025, quando il 24 ottobre centinaia di persone, in gran parte studenti, attraversarono il centro cittadino per la manifestazione "Se vuoi la pace prepara la pace". Un corteo promosso da una rete di realtà associative del territorio per chiedere la fine di tutte le guerre, non soltanto di quelle in Ucraina e in Medio Oriente, ma anche dei conflitti dimenticati che continuano a provocare vittime lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica.

Da allora il tema non è stato abbandonato. Al contrario, quella mobilitazione ha rappresentato l’avvio di un confronto che ha continuato a svilupparsi attraverso incontri, iniziative culturali e momenti di approfondimento. Tra questi, l’incontro del 20 febbraio 2026 con Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio e professore di Storia della Pace all’Università Roma Tre.

È proprio la continuità di questo impegno a rappresentare uno degli elementi più significativi di "Voci di Pace". Associazioni diverse per storia, sensibilità e ambiti di intervento scelgono ancora una volta di mettere in comune energie e competenze per riportare al centro una domanda che non può essere archiviata: quale strada può portare dalla logica della contrapposizione a quella della pace?

A dare concretezza alla riflessione saranno testimonianze e interventi legati direttamente ai territori di guerra e alle attività di chi opera per i diritti umani e il disarmo. A intervenire saranno Reema Saleh, attivista gazawi ed esperta di diritti umani; Tommaso Cappelli, attivista del MEAN impegnato in Ucraina; Alfio Nicotra, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo; e Alberto Valleriani di Disarmiamoli Valle del Sacco. È previsto inoltre un contributo video di David Ruggini, capo missione di Un Ponte Per in Libano.

A moderare l’incontro sarà il giornalista Emilio Drudi, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, impegnato a portare alla luce il dramma delle persone che fuggono dai propri Paesi e delle quali si perdono le tracce, vittime delle rotte migratorie attraverso il Mediterraneo o via terra. Non mancheranno gli intermezzi musicali affidati a Sandro Sposito e Antonietta Caporiccio.

Il filo conduttore dell’incontro sarà una riflessione sulla progressiva escalation militare e sulla crescita delle risorse destinate agli armamenti, a fronte di conflitti che continuano a moltiplicarsi. Gli organizzatori intendono interrogarsi sulle conseguenze di una politica internazionale sempre più segnata dalla logica del riarmo e ribadire, attraverso le parole di chi vive direttamente le conseguenze delle guerre e di chi ogni giorno lavora per la loro prevenzione, che la dignità della persona non può essere subordinata alle ragioni della forza.

Una riflessione che chiama in causa anche l’Italia e l’Europa, alle prese con un aumento delle spese militari e con scelte che, secondo gli organizzatori, meritano un confronto pubblico sempre più attento. Al centro resta il principio sancito dalla Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.

"Voci di Pace" vuole dunque essere una nuova voce dentro un percorso già avviato. Non un appuntamento destinato a esaurirsi con la conclusione dell’incontro, ma un ulteriore momento di una rete che a Fondi continua a interrogarsi sulla pace da prospettive diverse, mettendo insieme memoria, diritti umani, solidarietà, disarmo, impegno sociale e testimonianza diretta.

Perché, in un tempo nel quale le guerre rischiano di diventare una presenza permanente dello scenario internazionale, continuare a parlare di pace significa soprattutto non abituarsi alla guerra.

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